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21.02.2019

Assassin's Creed Unity

Ciao a tutti e ben ritrovati nella rubrica Ubisoft di Assassin's Creed, la recensione di oggi verterà sul titolo "Unity". Il titolo parte da una base narrativa che dovrebbe essere una manna dal cielo per una casa come Ubisoft, la rivoluzione Francese. Poche software house avrebbero potuto trattare meglio quel periodo storico, ma completata una prima fase non poco interessante in cui evito di spoilerare i dettagli, ci si rende invece conto che l'approccio alla narrativa stavolta è piuttosto spento. Nei panni di Arno Victor Dorian affronteremo la storia che rivede al centro le politiche interne dei templari ed assassini e che rappresenta solo un piccolo passo avanti nelle tematiche smuovono l'intera saga. La rivoluzione a sua volta non viene sfruttata a dovere, con pochi momenti in cui ci si sente partecipi degli smottamenti dell'ordine pubblico dovute alle insurrezioni popolari e personaggi storici inseriti nel gioco in tal numero da sembrare quasi messi li a forza in molti casi.

Lo stesso protagonista non aiuta più di tanto rivelandosi un tiepido tentativo di riveleggiare il buon Ezio Auditore. Nonostante la loro introduzione quasi forzata comunque, sono proprio le tante figure storiche a salvare la storia della produzione, personaggi come Napoleone Bonaparte e Marchese Desade aggiungono colore nei punti dove fatica a brillare di luce propria, senza contare il fatto che Unity è uno dei pochi giochi realmente educativi in circolazione, perchè seriamente è interessato alla storia visto il numero di documenti ritrovabili. Il gameplay ad ogni modo più che la storia era l'elemento su cui tutti erano convinti che Ubisoft non avrebbe fallito, la casa ha raramente sbagliato nel campo del controllo di qualità, e da tempo riesce a tirar fuori esperienze con meccaniche funzionali e gradualmente sempre più rifinite. Unity dal canto suo aveva cambiato con forza gli ingredienti, appoggiandosi ad un rinnovato sistema stelt capace di dare tutto un altro senso all'esperienza e implementato in modo da rendere buona parte della campagna un sandbox di scorta.

Ecco che lo stelt sia un'aggiunta graditissima l'ho già precisato in passato, solo che ci sono alcuni problemi di fondo non indifferenti, che vengono fuori quando si cerca di sfruttarlo con costanza durante le missioni. Il primo e più evidente è l'intelligenza artificiale, Arno ora può muoversi silenziosamente, nascondersi in copertura dietro gli oggetti e mantenere persino le capacità di mimetizzarsi tra le foglie, ma i suoi nemici non sembrano aver notato più di tanto la differenza. Gli avversari sono e rimangono piuttosto semplici da sconfiggere, come se il loro pattern e comportamenti fossero ancora quelli dei vecchi Assassin's Creed, non reagiscono praticamente al suono, hanno campi visivi abbastanza ridotti, tempi di reazione lunghi, si capisce facilmente come muoversi e cosa sfruttare nelle varie mappe, affrontarli comunque resta discretamente divertente, anche in virtù di un rinnovamento generale nelle tipologie di Quest e della spettacolarità dell'azione.

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Autore andryt95
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